In loro difesa

Un’allevatrice di cavalli accusata del maltrattamento di un centinaio di animali è stata condannata

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Giovedì 8 febbraio 2018, l'allveatrice di cavalli che nel 2017 è stata accusata del maltrattamento dei suoi animali, è stata condannata a 6 mesi di carcere dal Tribunale Correttivo di Vesoul, comune francese nel dipartimento di Borgogna.

 

A gennaio 2017, la SPA (equivalente della Protezione Animali italiana) aveva sequestrato 44 cavalli e 29 cani, costretti a vivere in terribili condizioni sanitarie.

 

Fonte: Aurélia Beauchet

 

Gli equini, dei purosangue arabi egiziani, sono stati trovati in uno stato fisico allarmante e presentavano tutti i segni di malnutrizione e mancanza di cure. La lista delle accuse, pubblicata all'epoca dei fatti dal sito change.org, citava atti di crudeltà che gli animali avrebbero subito da marzo 2016 a gennaio 2017.

 

Un cavallo ritrovato con la testa "massacrata", una puledra in uno stato critico rimasta legata per mesi interi, una giumenta trovata morta, cani sommersi dai loro escrementi, sparizioni inquietanti… e la lista è ancora lunga.

 

Fonte: Aurélia Beauchet

 

Il proprietario di una giumenta mandata alla pensione dell'allevatrice si ricorda ancora di quando il suo animale è stato ritrovato "in stato di shock, scheletrica, coperta di escrementi, mentre marciva in quel posto" a solo 11 mesi dalla gestazione. Il suo piccolo era morto solo qualche giorno dopo essere stato messo al mondo. La giumenta è stata abbattuta.

 

Secondo il giornale Libération, che racconta questa storia, la donna è stata condannata a sei mesi di prigione con l'accusa di maltrattamento. Inoltre, l'allevatrice ha il divieto di gestire un'attività commerciale con animali per cinque anni e dovrà risarcire le parti civili danneggiate dalla sua condotta.

 

Source : Aurélia Beauchet

 

Il giorno dell'udienza, la giuria ha insistito sul cattivo trattamento e l'improvvisazione totale dell'allevatrice, che ha sfruttato e maltrattato più di 100 animali.

 

Il suo avvocato, Jérôme Pichoff, ha difeso l'imputata spiegando che "aveva fatto di tutto per far sì che il suo allevamento funzionasse", ma il carico di lavoro e la gestione di tutti quegli animali le sono sfuggiti di mano.

 

Ma non è tutto. Questa vicenda ha fatto altre vittime. Si tratta di d'Aurélia Beauchet, un'apprendista di 16 anni assunta nell'allevamento all'epoca dei fatti. La ragazzina, che ha lanciato l'allarme alla SPA, si è suicidata nell'agosto 2016, solo cinque mesi dopo la fine del suo contratto da allevatrice.

 

Il 4 ottobre, la donna verrà chiamata in tribunale a rispondere dell'accusa di aver provocato alla ragazza pesanti danni e pressoni morali.

 

In Italia, l'artciolo 544-bis del Codice Penale prevede una pena dai 2 mesi ai 4 anni di reclusione con una pena fino ai 30 000 per chi compie animalicidio. Una pena insufficiente se si pena alle sanzioni riservate ad altri delitti.

 

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Elena Tinti