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Orso marsicano muore nel Parco Nazionale d’Abruzzo per cause sospette

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Il 19 aprile, nel Parco Nazionale d'Abruzzo è morto un giovane orso marsicano maschio, mentre le guardie del Parco tentavano di catturarlo per un controllo autorizzato dal ministero dell'Ambiente, all'interno del programma per un controllo di orsi confidenti e problematici, come riporta una nota ufficiale del Parco.

 

Per catturarlo, era stata allestita, già da diversi mesi, una "tube trap" con il lavoro coordinato dei Carabinieri forestali nel comune di Lecce nei Marsi (L'Aquila). La postazione è controllata 24 ore su 24 da vidiosorveglianza o guardie forestali presenti sul posto. Nella notte, alle 23:30, le guardie del Parco hanno ricevuto la segnalazione della presenza dell'orso all'interno della trappola e si sono precipitati sul posto.

 

Seguendo"Protocollo di cattura meccanica e anestesiologica di orsi bruni marsicani in natura e in cattività", legge risalente agli anni 90 e quindi già collaudato da tempo, gli ufficiali del parco hanno proceduto ad anestetizzare l'animale. Il giovane orso però, che non era mai stato marcato e non disponeva di un radio collare, non ha risposto bene alla procedura e ha avuto una crisi respiratoria.

 

Nonostante l'intervento di rianimazione tempestivo non c'è stato nulla da fare, e l'orso è morto dopo poco. Il presidente del Parco, Antonio Carrara, dichiara:

 

È la prima volta che ci troviamo di fronte ad una emergenza anestesiologica in occasione di una cattura.
Per quanto il Protocollo utilizzato riduca al minimo i rischi per l'orso, questi ultimi non si possono in ogni caso escludere totalmente.
Confermo la piena fiducia nello staff del Parco e mi auguro che l'analisi necroscopica possa fare piena luce sulle cause di morte.

 

Cosa che si augurano anche le associazioni animaliste come Movimento Animalista in Abruzzo, che ricordano in merito all'accaduto:

 

Ci sono inquietanti somiglianze con l’uccisione dell’orsa Daniza, in Trentino, nel settembre 2014. Anche in questo caso la morte dell’animale, uno degli esemplari cosiddetti confidenti, potrebbe essere stata causata da una dose eccessiva di anestetico.

 

Anche il Wwf, che esprime in una nota tutto il dolore per la perdita dell'animale, aspetta " i risultati delle analisi nella speranza che possano chiarire meglio le dinamiche di quanto accaduto" e aggiunge:

 

[…] ma di certo che ci si trova davanti ad una perdita gravissima, considerato che si tratta di una sottospecie in via d’estinzione che conta ormai solo 50 individui o poco più.

 

 

In attesa che venga fatta più chiarezza sull'accaduto, la famosa associazione chiede che queste operazioni vengano il più possibile limitate, in modo da salvaguardare la vita e la salute di questi animali che stanno ormai scomparendo.

 

Fonte: Il Sole24/Il Corriere della Sera

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Giulia Preci