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Nuova inchiesta di Essere Animali: nuovi orrori nell’industria del Prosciutto di Parma

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ATTENZIONE: Immagini forti

 

Ancora una volta nel giro di pochi mesi, le associazioni animaliste puntano il dito contro le aziende produttrici del Prosciutto di Parma, prodotto DOP della regione Emilia-Romagna,  ma materialmente prodotto nel "triangolo d'oro" tra Brescia, Cremona e Mantova, tra le province di Milano e Venezia.

 

È il giornalista inglese Ian Birrell, insieme ai volontari dell'associazione Essere Animali, a filmare le scioccanti immagini all'interno di due di questi stabilimenti. L'immagine dei media, di maiali felici che vivono liberi prima di essere utilizzati per la produzione di un prosciutto che "stagiona grazie all'aria buona degli Appennini" è molto lontana dall'inferno che questi maiali vivono ogni giorno.

 

Nelle immagini dall'allevamento intensivo, si possono vedere animali nelle stesse condizioni della precedente inchiesta di vari gruppi animalisti europei, girata all'interno di un altro allevamento, con maiali mutilati e senza coda, rinchiusi in gabbie minuscole dove non hanno spazio neanche per girarsi.

 

Un volontario descrive così la scena:

 

Anche in questi due allevamenti tutti i maiali hanno subito la mutilazione della coda. Viene effettuata senza anestesia quando sono appena nati, per limitare il fenomeno del cannibalismo. La legge imporrebbe di migliorare le condizioni di allevamento. Infatti, come mostrano le immagini, i maiali sfogano comunque il loro disagio mordendosi a vicenda le orecchie.

 

 

 

Guardando più da vicino, ed entrando fisicamente nelle gabbie, il giornalista inglese e i volontari hanno fatto un'altra macabra scoperta. In quasi tutti i recinti c'erano i cadaveri di maiali che non erano riusciti a sopportare quelle tremende condizioni di vita, e i loro simili erano costretti a vivere di fianco ai corpi in decomposizione da ormai un paio di giorni.

 

 

In un ambiente come quello, dove gli animali sono costretti a vivere nella sporcizia, in mezzo ai cadaveri, spesso cannibalizzati, le malattie prolificano. Dalle immagini del video si vede chiaramente che i maiali ancora vivi, sono malati e in cattive condizioni di salute, con malattie agli occhi, alla pelle o problemi respiratori dovuti all'aria irrespirabile dello stabilimento.

 

Come in molti altri stabilimenti, questi animali non hanno accesso a uno spazio esterno, e passano la loro breve vita al buio, all'ingrasso e nella sporcizia prima di essere brutalmente uccisi e arrivare, dopo alcuni mesi, sulle nostre tavole.

 

A prova di questo, molti dei maiali all'interno dell'azienda avevano un tatuaggio blu sulle cosce. Il marchio che li identificava come materia prima per la produzione del Prosciutto di Parma.

 

 

E nonostante le orribili immagini, questa mega industria dell'orrore è protetta da una legge europea. La produzione del Prosciutto di Parma, che ha procurato alla città di Parma la denominazione dell'Unesco come Città Creativa per la Gastronomia, da lavoro a 50 000 persone in più di 4000 aziende.

 

Per un totale di 9 milioni di maiali allevati in Italia, 4,5 sono destinati alla produzione di Prosciutto di Parma e sono concentrate nella Pianura Padana. Tra questi, solo 35 000 sono allevati biologicamente.

 

 

L'inchiesta, pubblicata anche sui giornali inglesi, interessa particolarmente il popolo britannico, visto che il Regno Unito, è il primo paese per importazione del marchio parmense, con circa 300 000 prosciutti e 18 milioni di confezioni di prosciutto pre tagliato immessi sul mercato inglese ogni anno.

 

Roberto Bennati, vice presidente dell'associazione Lega Anti Vivisezione, commenta così "Come si può pensare di vendere un prodotto di alta qualità a prezzi esorbitanti quando gli animali vivono in queste condizioni?".

 

È infatti pensiero comune per le associazioni animaliste, che visto il prezzo premium a cui questi prodotti sono venduti in Italia e in Europa, sarebbe giusto destinare parte di quei guadagni a migliorare le condizioni degli animali, anche se, purtroppo, sembra che chi è a capo di questa industria milionaria non sia dello stesso avviso. 

 

Il Consorzio del Prosciutto di Parma ha risposto a entrambe le indagini svolte nel corso di questi mesi, insinuando che lo scopo sia quello di denigrare e screditare il marchio, più che portare avanti una causa animalista.

 

L'associazione conclude:

 

La maggior parte di questi animali è allevata in sistemi intensivi, rinchiusi in gabbia o in recinti sovraffollati, senza mai poter accedere all’aperto. Le nostre indagini sono un appello alla società, ai consumatori e alle Istituzioni, per superare un metodo di allevamento causa di gravi sofferenze verso animali sensibili e intelligenti.

 

 

Qui sotto, la video inchiesta girata da Essere Animali e il giornalista Ian Birrell. ATTENZIONE: Immagini forti

 

 

Fonte: Essere Animali / Daily Mail 

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Giulia Preci