In loro difesa Storie appassionanti

Incatenata ad un albero e lasciata a morire di fame, Leila aveva perso ogni speranza

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Leila, una cucciola di scimpanzé di quattro anni e mezzo, si trovava in cattività presso un parco zoologico a Huambo (Angola). Era stata probabilmente strappata alla foresta molto giovane, dopo che gli abitanti della zona ne avevano ucciso la madre per mangiarne la carne, riporta il sito The Dodo.

 

leila_chimp_chained_rescue_9Fonte: John Grobler

 

Dopo essere stata venduta al proprietario del parco, è stata messa in una gabbia, che ha presto distrutto. Il personale l'ha allora incatenata tra due alberi.

 

leila_chimp_chained_rescue_8Fonte: John Grobler

 

E lì il povero animale è rimasto, per nessuno sa quanto. Leila era in pieno sole tutto il giorno, e il suo solo rifugio era giaciglio improvvisato nel cavo di un albero.

 

Nessuno le dava da mangiare al parco, e il suo unico cibo era quello che mendicava ai visitatori: pietanze fritte ed alcool, le uniche cose vendute dai chioschi nei dintorni. In alcuni momenti, Leila era persino costretta a bere la propria urina per rimanere idratata.

 

leila_chimp_chained_rescue_5Fonte: John Grobler

 

La tragica situazione è cambiata solo quando John Grobler, un giornalista dalla Namibia, si è imbattuto nello scimpanzé. Stava solo attraversando la zona, quando ha visto l'animale e non ha esitato un secondo.

 

Secondo il giornalista, la maggior parte delle persone intorno a lei erano gentili, ma Laila portava le cicatrici psicologiche del passato traumatico. L'uomo ha dichiarato a The Dodo:

 

Era evidente quanto fosse denutrita e in cattive condizioni. E dalle cicatrici sul capo, si deduce che è stata picchiata con un machete ad un certo punto. 

 

leila_chimp_chained_rescue_6Fonte: John Grobler

 

L'animale aveva anche difficoltà a fidarsi di chiunque le desse da mangiare. Quando il giornalista le ha portato del cibo sano e adatto a lei (frutta e ortaggi), Leila si è rifiutata di mangiare fino a quando l'uomo non ha dato il primo morso: segno che l'animale aveva già sperimentato un tentativo di avvelenamento.

 

leila_chimp_chained_rescue_3Fonte: John Grobler

 

John Grobler ha deciso di contattare Dalene Dryer, un'amica che si prendeva cura di un altro cucciolo di scimpanzé di nome George. La donna ha accettato di accogliere Leila, se lui fosse riuscito a farla uscire dal paese di cui era prigioniera.

 

La missione si è rivelata più difficile del previsto.

 

Il governo angolano è largamente corrotto: anche se è illegale possedere uno scimpanzé come animale domestico, nessuno è intervenuto in materia.

 

leila_chimp_chained_rescue_4Fonte: John Grobler

 

L'uomo ha contattato laWild Heart Wildlife Foundation, che lo ha aiutato a trovato i mezzi finanziari per liberare, vaccinare e dare un passaporto a Leila, oltre a farle costruire una gabbia adatta per il trasporto.

 

Il giorno del trasferimento, il giornalista le ha dato dei tranquillanti per sopportare il lungo viaggio, l'ha liberata dalle lunghe catene che la imprigionavano, e ha cominciato il viaggio di circa 10 ore verso casa, in un'altra città dell'Angola.

 

John si prenderà cura di lei lì, fino a quando non sarà abbastanza in forze per essere trasferita ad un orfanotrofio specializzato per scimpanzé, il Chimfunshi Wildlife Orphanage, in Namibia. Da lì, se tutto va bene, l'animale sarà liberato in natura.

 

leila_chimp_chained_rescue_2Fonte: John Grobler

 

Penso che ce la farà. È una ragazza intelligente. 

 

Per il momento, Leila si sta adattando alla nuova vita in mani affidabili. Al momento di dirsi addio per il ritorno di John Grober nel suo paese d'origine, i due non hanno potuto trattenere l'emozione.

 

L'ho presa in braccio, e lei mi ha stretto tra le sue. Penso abbia visto le mie valigie, e abbia capito. 

 

leila_chimp_chained_rescue_1Fonte: John Grobler

 

Leila ha finalmente un radioso futuro davanti a sé, ma John ha promesso che tornerà a trovarla.

 

Se la storia di questo esemplare ha un lieto fine, sono in milioni gli animali chiusi in gabbie, recinti o edifici ogni giorno in giro per il mondo.

 

Turisti e visitatori dovrebbero essere a conoscenza delle sofferenze che patiscono, per poter fare una scelta consapevole quando in viaggio.

 

* * *

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Nicole Moore