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Città del Messico vieta i delfinari continuando a dimostrare il suo interesse per i cetacei

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Città del Messico vieta sul suo territorio la presenza di delfinari. È la prima città in Messico a prendere una decisione simile in difesa degli animali. 

 

Il Messico è già famoso per aver a cuore il benessere dei cetacei, e già l’anno scorso aveva vietato gli spettacoli con i delfini e i programmi che proponevano di nuotare con loro. Le autorità della città hanno deciso di fare un’altro passo nella stessa direzione, prendendo una decisione radicale.

 

 

Questa nazione del centro America ha già dimostrato la sua lungimiranza. Nel 2014 infatti, il Messico ha vietato l’entrata nei suoi territori di circhi che propongono spettacoli con gli animali – una presa di posizione che giustifica ancora di più quella che Città del Messico ha preso la settimana scorsa.

 

Città del Messico non è la prima a vietare la cattività dei cetacei in vasca. L’hanno preceduta nel corso degli anni il Cile, la Costa Rica e la Croazia.

 

La scelta del Messico è inserita all’interno di un movimento più grande per la presa di coscienza sulle condizioni di vita di questi animali nei parchi dove sono rinchiusi. La percezione sulla cattività ha subito un’evoluzione nel corso degli anni, e oggi i clienti esigono sempre più garanzie in materia di benessere animale.

 

 

Una delle più grandi catene di parchi marini al mondo, SeaWorld, ha visto i numeri dei visitatori crollare drasticamente dopo la diffusione del documentario Blackfish, che ripercorre la vita di Tilikum, un’orca catturata negli anni 80 a largo dell’Islanda, per essere rinchiusa in una piscina ad intrattenere il pubblico, morta nel gennaio 2017.

 

In Italia, da anni la LAV si mobilita attraverso campagne di sensibilizzazione in nome dei cetacei.

 

Come sottolinea l’associazione, i delfini rinchiusi nei parchi acquatici e costretti ad esibizioni innaturali, sono soggetti a conseguenze fisiche e psicologiche irreversibili. Per esempio, dover nuotare in vasche sempre troppo anguste per degli animali che in natura sono abituati a compiere almeno 100 km al giorno, provoca un forte stato di stress, che viene controllato somministrando sedativi; inoltre, si ammalano più spesso, diventano aggressivi e la loro aspettativa di vita è più breve.

 

Evitare i parchi acquatici è un primo gesto consapevole che potete fare in nome della lotta per loro libertà.

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Giulia Preci