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40 cani sono stati avvelenati in Sicilia

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È successo a Sciaccia, comune della provincia di Agrigento, dove il 14 febbraio, e poi durante tutto il weekend, sono stati ritrovati 40 cani ai bordi delle strade di una zona industriale abbandonata, tutti uccisi da polpette avvelenate.

 

Il sindaco del paese, Francesca Valenti, ha firmato un'ordinanza per mettere in guardia la popolazione sulla possibile presenza di altre esche avvelenate nella zona e di quindi prestare particolare attenzione a cosa gli animali domestici dei suoi cittadini mettono in bocca durante le abituali passeggiate.

 

 

Questo atto, fatto in buona fede, ha scatenato però un'ondata di proteste dirette proprio al sindaco, proteste che sono sfociate poi in minacce di morte dirette a lei e alla sua famiglia pubblicate sulla sua pagina Facebook.

 

Effettivamente, è in vigore in Sicilia la legge di riferimento n. 15 del 2000, che stabilisce che il sindaco è responsabile per i cani randagi e tutti gli altri animali vaganti sul territorio, e solo l'amministrazione può autorizzare delle aziende ad occuparsi dell'accalappiamento, del ricovero e della microcippatura degli animali.

 

Il presidente dell'Ars, Gianfranco Micciché esprime solidarietà alla prima cittadina di Sciaccia, dichiarando:

 

«E' un atto gravissimo di crudeltà gratuita in dispregio del mondo animale. Non è uccidendoli che si risolve il problema dei cani randagi. Per questo motivo, è necessario istituire subito all’Ars una commissione parlamentare che studi il fenomeno del randagismo e si faccia carico di trovare soluzioni concrete»

 

Non è dello stesso avviso Michela Vittoria Branbilla, presidente del movimento animalista e della lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente (Leidaa), che in una dichiarazione dice :

 

«Se davvero si vogliono impostare misure immediate e risolutive contro il randagismo dilagante in Sicilia, è indispensabile richiamare alle proprie responsabilità i soggetti cui le leggi vigenti affidano compiti evidentemente disattesi: i prefetti, i sindaci, le aziende sanitarie (Asp)»

 

I corpi dei poveri animali sono stati affidati all'Istituto zooprofilattico regionale per accertare il tipo di veleno, mentre la polizia locale è già alla ricerca del colpevole che, secondo l'artciolo 544-bis del Codice Penale prevede una pena dai 2 mesi ai 4 anni di reclusione con una pena fino ai 30 000 per chi compie animalicidio.

 

Fonte: La Stampa/La Sicilia

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Giulia Preci