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150 cani ritrovati chiusi in casse di legno, imprigionati da dei “collezionisti” compulsivi

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All'inizio del mese, un'abitante di Sremcica, alla periferia di Belgrado, in Serbia, contatta il rifugio di animali di Oaza per una richiesta: ha bisogno di aiuto per sfamare i suoi "86 cani". In seguito alla chiamata, un volontario si reca sul luogo per verificare. Ma non poteva immaginare che cosa lo attendesse…

 

In un cortile dell'abitazione, scorge una quindicina di scatole di piccole dimensioni, ciascuna contente dai tre ai quattro cani. Altri cinque erano segregati nella cantina, privi di luce.

 

Da quattro terribili anni, questi cani vivevano l'inferno. Imprigionati giorno e notte, uscivano per sgranchirsi le gambe per soli 10 minuti nell'arco di un'intera giornata.

150-chiens-sequestres-1Fonte: ParisMatch

 

I servizi veterinari avevano ripetutamente segnalato la donna alle autorità, inutilmente.

 

Ma le sorprese non erano ancora finite per i volontari di Oaza… Poco dopo aver chiamato i rinforzi, fanno una scoperta raggelante.

Inoltrandosi nel sottobosco, si imbattono in 64 cani rinchiusi in minuscole casse di legno, trattenuti prigionieri da una coppia di pensionati. Solo una piccola apertura del diametro di 10 cm su un lato gli permetteva di respirare.

Patrick Sacco, Presidente dell'associazione francese Respectons, che sostiene il rifugio Oaza, racconta:

 

Anche in quel caso, la situazione durava da anni. Sicuramente uscivano raramente, perché per farlo era necessario schiodare la cassa e poi richiuderla…

 

I servizi veterinari non avevano mancato di segnalare questa seconda situazione. I rifugi della città erano purtroppo pieni, anche se liberati, i cani non avrebbero potuto essere accolti. Da qui, la mancata liberazione.

 

150-chiens-sequestres-2Fonte: ParisMatch

 

Per quanto riguarda i proprietari, un simile comportamento trova la sua spiegazione in una patologia ossessiva-compulsiva. «Queste persone sono affette dalla sindrome di Noé", spiega Patrick Sacco. Si tratta di un disturbo mentale che spinge chi ne soffre ad "accumulare" animali, fino al quando il loro numero cresce a tal punto che non possono più occuparsene.

 

Degli 86 cani detenuti dall'abitante di Sremcica, 13 sono stati salvati, mentre la sorte dei restanti dipenderà dal rilascio del permesso di sequestro da parte delle autorità, richiesto dal rifugio di Oaza. Per quanto riguarda i 64 cani nella foresta di Belgrade, per loro, la missione di salvataggio è già in corso.

 

L’associazione francese Respectons ha offerto il proprio sostegno al rifugio serbo affinché tutti i cani possano essere ricollocati, in un luogo dignitoso, al più presto.

 

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Léa Marie